venerdì 11 settembre 2009

Salvate il piccolo libraio


"A Cagliari quest'inverno crollò il Bastione. I clienti della libreria di piazza Costituzione trovarono la notifica di fallimento appiccicata alla saracinesca. Poche ore dopo però il triste foglio non era più solo: bigliettini d'addio e straziante rimpianto, pagine strappate dai libri, un'amara citazione da Fahrenheit 451. Commovente. Infatti qualcuno si commosse: una cordata di librai sardi rilevò l'azienda. Il bastione ha riaperto. Piccola happy end in un mare di lutti e reincarnazioni. Le librerie indipendenti chiudono una a una o cambiano forma. Sgocciolano via le botteghe della lettura, scompaiono i dettaglianti della cultura, gli ecologici difensori della 'bibliodiversità'. Gli ultimi dodici mesi sono passati come i lanciafiamme del romanzo di Bradbury sui piccoli negozi di carta stampata, senza distinzione tra blasonate e anonime, antiche e recenti, metropolitane o provinciali. Addio alla Gremese di Roma, al Pavone Nero di Napoli (la prima con i tavolini), alla Pergamena di Oristano, alla Lef di Firenze (quella di don Milani), alla Hobelix di Messina (una delle ultime figlie della contestazione anni Settanta), alla Sapienza di Viterbo, alla Capriotti di Como, alla Scolastica di Teramo, alla Libreria del giallo e agli Archivi del Novecento di Milano, e la lista continua. Fenomeno annoso, incattivito ma non prodotto dalla crisi. 'In agosto non ho battuto scontrino per dieci giorni' lamenta Giorgio Lodetti della Bocca di Milano, ascendenza settecentesca e vetrina in Galleria, 'ormai vengono da noi come ultima chance, "non lo trovo neanche in internet, voi l'avete?"'. Alcune città (Genova, Bari) soffrono meno. Alcune librerie stringono i denti, come le romane Cascianelli e Micozzi, tra appelli al sindaco e petizioni, oppure gettano il cuore oltre l'ostacolo, come la neonata Books in the Casba a Genova, motto: 'Lavora sulla frontiera, se ne trovi una'. [...]" (da Michele Smargiassi, Salvate il piccolo libraio, "La Repubblica", 11/09/'09)

Nessun commento: