lunedì 24 maggio 2010

I dilemmi di Internet: giornali al bivio


"'Internet', ha detto Harold Evans, ex-direttore del Times di Londra e uno dei più noti giornalisti britannici, 'offre una grande opportunità ai media. Sono certo che l'informazione sta per entrare in un'età dell'oro migliore di ogni precedente'. Rupert Murdoch, il più grande editore del mondo, proprietario di giornali e tivù in quattro continenti, è dello stesso parere. I pessimisti temono che il web faccia scomparire i giornali, offrendo ai lettori notizie gratis e permettendo a ogni internauta di diventare giornalista, se lo vuole, con un blog, una e-mail, una battuta su Twitter. Gli ottimisti, alla cui schiera appartengono Evans e Murdoch, ritengono invece che forse anzi probabilmente Internet farà scomparire i giornali fatti di carta, ma non il giornalismo e i giornalisti, i quali troveranno una nuova vita non appena sarà stato escogitato il mezzo per rendere economicamente sostenibile un giornale digitale che distribuisca notizie, commenti, reportage attraverso la rete. Il mezzo, a quanto pare, è stato appena trovato: l'iPad potrebbe fare per l'informazione quello che l'iPod ha fatto per la musica, dando alle news una nuova piattaforma di distribuzione e un modo di ricavarci un utile. Ma anche condividendo la visione più ottimistica, un futuro in cui il giornalismo esisterà prevalentemente o completamente su Internet pone alcuni problemi che non sono stati ancora risolti. Il primo è di ordine economico. "I giornali non più solo di carta ma anche o soltanto sul web, letti sull'iPad o su un telefonino o su un personal computer o su un nuovo gadget che sarà inventato tra due, cinque o dieci anni, potranno indubbiamente guadagnare, ma quanto? Pubblicità, abbonamenti, micropagamenti, quale che sia la formula che sarà studiata, riusciranno a generare il tipo di enorme fatturato che è stato fino a oggi necessario per finanziare una grande azienda giornalistica? È vero, il web riduce anzi azzera le spese di stampa e distribuzione, un considerevole risparmio. È anche verosimile che le aziende giornalistiche, alla luce dei nuovi mezzi per raccogliere notizie, riducano i propri organici, rendendoli più efficienti e facendo più attenzione agli sprechi che in passato: questo sta già succedendo, ovunque. Ma anche così, il giornalismo via web potrà generare risorse sufficienti a finanziare una rete di redattori esperti, di reporter investigativi, di commentatori autorevoli, di corrispondenti e inviati in ogni parte del mondo, di critici prestigiosi, insomma tutto quello che serve a un giornale per svolgere al meglio il suo ruolo? Un secondo problema è legato al mezzo tecnologico. I siti internet dei media odierni contengono di tutto: dal gossip agli approfondimenti, dalle fotografie ai video, dalle piccole alle grandi notizie. Fino ad ora, tuttavia, studi e sondaggi sembrano indicare che, per riscuotere il maggiore interesse sul web, servano due elementi: la brevità e la stravaganza. Notizie o foto o filmati che siano di rapida consultazione e che contengano qualcosa di curioso, straordinario, eclatante. In minore misura, lo stesso avviene con la televisione, dove gli approfondimenti di informazione sono possibili, ma meno che sulla carta stampata. Il giornalismo su internet sarà sospinto inevitabilmente verso la strada della brevità e dell'eclatante, oppure si presterà anche a ospitare editoriali, inchieste, reportage? In altre parole, un articolo che occupa una pagina intera su un giornale verrà letto dallo stesso numero di lettori anche sul web? Di questo e altro parleremo insieme a John Kampfner e Alexander Stille in "Il futuro dei media e la libertà di stampa", uno dei dialoghi in programma al Festival dell'Economia di Trento (venerdì 4 giugno, ore 19). Kampfner è inglese, è stato corrispondente dall'estero e columnist, ha diretto il settimanale laburista New Statesman, ha appena pubblicato un libro intitolato Libertà in vendita (pubblicato in Italia da Laterza) sui rischi per la libertà d'informazione nell'era del nuovo populismo e dei nuovi media. Stille è americano, scrive sul New Yorker, sul New York Times e su Repubblica, è autore di libri importanti sulla mafia e sul fenomeno Berlusconi, insegna giornalismo alla Columbia University (è figlio di Ugo Stille, leggendario corrispondente dagli Stati Uniti e poi direttore del Corriere della Sera). I cambiamenti tecnologici che stanno cambiando l'informazione sono una minaccia per la libertà di stampa? Possono cambiare il ruolo che il "quarto potere" ha avuto, come controllore della democrazia, per tutto il ventesimo secolo? Sono le domande a cui due interlocutori di grande rilievo cercheranno di rispondere." (da Enrico Franceschini, I dilemmi di Internet: giornali al bivio, "La Repubblica", 23/05/'10)

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