mercoledì 13 febbraio 2008

Dante. Storia di un visionario di Guglielmo Gorni

"L'un contro l'altro armati come Guelfi e Ghibellini: fin da quando il divin poeta pose la parola fine alla Commedia, i lettori di Dante si sono sempre divisi in fazioni. Da una parte, i supporter della lettura dura e pura (alla Vittorio Sermonti), quelli che lo vogliono declamato senza un'impertinenza o una sbavatura, filologicamente impeccabile. Dall'altra, gli aficionados della versione light, con i Canti come le 'puntate di un serial: se senti la prima torni perché vuoi sapere come va a finire' (così Roberto Benigni).

Che la recitazione ad alta voce di Dante abbia diviso il pubblico non solo da oggi ma da sempre, ora lo conferma con dovizia di particolari un'importante biografia dedicata da Guglielmo Gorni all'esule per eccellenza, Dante. Storia di un visionario, edita da Laterza.
Presidente della Società dantesca, studioso di fama internazionale, Gorni ricostruisce con nuovi dettagli la vita dell'autore del De vulgari eloquentia. E la tratteggia ricca di ombre e di misteri, affrontando anche la complicata avventura della sua ricezione e del suo successo.
Dopo la morte di Dante, Boccaccio ne legge l'opera in Santa Croce in Firenze e commuove le folle. E quando Dante era ancora in vita? 'Lo leggevano altri poeti, Guido Cavalcanti, Cecco Angiolieri, Sennuccio del Bene, Dante da Maiano o il più famoso Cino da Pistoia. Dissapori e invidie nei confronti dello stesso Dante non mancavano. Poi lo apprezzavano gli amanti della poesia, come i notai bolognesi, che hanno il merito di avere trascritto suoi testi mentre era ancora vivo. Ma, certo, non lo recitavano in fiorentino. Lo gustavano le gentildonne, come ho scritto nel preambolo del mio libro, dal momento che - lo afferma lo stesso Dante - la sua lirica era anche messa in musica. Ne erano attratte anche perché al gentil sesso si indirizzavano tanti suoi testi memorabili'. E oggi? Tra Sermonti e Benigni, a chi la palma della lettura più efficace? 'Io sono un sostenitore della dizione di Sermonti: non una voce fiorentina, quindi, ma italiana. Benigni è un benemerito perché favorisce la conoscenza della Commedia. Anche se, sull'interpretazione dell'episodio più importante, quello che riguarda la coppia di amanti sorpresi da Gianciotto in flagrante adulterio e uccisi, ho alcune riserve'. Errori di interpretazione? 'Francesca è vittima di più seduzioni. Se Dante si rivolge 'a loro', all'uno e all'altro amante, è però solo a lei che riconosce il diritto di esser compianta. Nell'Ottocento vi fu una diatriba sul gentiluomo riminese. Paolo Malatesta venne rappresentato come un personaggio violento, infido. Con la sua sola presenza fa soffrire Francesca'. Non sono l'emblema dell'amore romantico, di quello che dura anche dopo la morte, persino tra le torture dell'Inferno? 'Macché. Paolo la oltraggia, anche davanti a Dante, tappandole in maniera perentoria la bocca, mentre lei si perde dietro a tiritere femminili a non finire (Amor, Amor, Amor). Proprio come quando in vita l'aveva sedotta. Altro che amore dopo la morte: avere Paolo al fianco sarà il supplizio infernale di Francesca'. Suggerisce ai moderni lettori di trasformare Paolo in un diavolo tentatore? 'E' un corruttore. Lui piange sì per sé, ma piange anche per la sua donna: per averla trascinata alla perdita del corpo e dell'anima. Piuttosto che amante, è un seduttore. E Francesca è la sua vittima'. Dante, tanto apprezzato dal pubblico dell'epoca ma, come lei stesso scrive, schivo e poco disponibile a rivelarsi: un autore misterioso come Shakespeare, sulla cui vera esistenza si sa poco o niente. 'Poche certezze, molti dubbi segnano la vita di Alighieri fin dalla nascita. Di lui non ci è giunto alcun autografo, neppure una firma su un codice o su un documento pubblico. Non sappiamo con sicurezza nemmeno come si chiamava. Ma se dobbiamo credere alla testimonianza abbastanza fondata di Filippo Villani si chiamava Durante'. Durante Alighieri? 'Non sappiamo nemmeno il giorno esatto di nascita. Sempre reticente su se stesso. Anche per sorprenderlo a nominare Firenze, bisogna aspettare un'invettiva infernale, 'Godi Fiorenza', altrimenti nell'opera giovanile manca anche questo elemento, per noi basilare, del nome della patria'. Documenti sulla sua attività pubblica? 'Distrutti gli attestati sulla sua attività di Priore. Però appena morto vi sarà la creazione di un mito, con aneddoti, anche contrastanti, di persone che volevano farsi belle, avere un posto accanto a lui: c'era chi diceva di aver recuperato a Firenze i primi sette canti dell'Inferno e di averglieli fatti riavere quando era in esilio perché continuasse il lavoro iniziato, o chi diceva di aver ritrovato gli ultimi dieci canti del Paradiso. A Boccaccio toccarono tante beghe per dover vagliare tutto questo materiale'. Dante dunque era così popolare? 'Certo. Petrarca nutriva delle riserve su di lui proprio per la sua notorietà. Oggi Dante va per la maggiore, ce lo propinano in tante
salse. Eccolo in Hannibal di Ridley Scott, per esempio, dove viene citato in una scena ambientata a Firenze con il professor Hannibal Lecter, cannibale nonché fine letterato, che tira in ballo Pier delle Vigne. E' destino di ogni classico quello di essere capito, amato, ma anche travisato, tradito. E' una forma di vitalità». (da Mirella Serri, Il mio Dante così segreto così caro al gentil sesso, "TuttoLibri", "La Stampa", 09/02/'08)

1 commento:

amalteo ha detto...

colgo l'occasione per segnalarti:
franco nembrini, alla ricerca dell'io perduto, l'umana avventura di dante. conversazioni sull'inferno, itacalibri edizioni www.itacalibri.it