martedì 13 ottobre 2009

Il tempo invecchia in fretta di Antonio Tabucchi


"Di Il tempo invecchia in fretta, la sua opera più recente appena andata in libreria per Feltrinelli, Antonio Tabucchi rivendica con passione la forma, che è quella dell’antologia di racconti (il sottotitolo, Nove storie, è uguale al titolo della celebre raccolta di Salinger, un libro, sostiene Tabucchi, «anche più bello del Giovane Holden»). «Perché un racconto - ha spiegato lo scrittore ieri a un gruppo di giornalisti milanesi - è un meccanismo letterario speciale, con regole ferree, l’equivalente in prosa del sonetto, come il sonetto concluso e da leggere tutto d’un fiato». Se il tempo invecchia in fretta, come afferma il suo libro, il racconto però lo frena, lo fissa, lo aggancia fulmineamente, lo fa balenare, «mentre il romanzo può attendere, è paziente. Può attendere d’essere scritto e può attendere d’essere letto. Un racconto invece è imperioso».
Cronache del «secolo breve», i racconti di Tabucchi sembrano pescare nelle ceneri tiepide del passato piccoli relitti, tracce sbigottite, ricordi contraffatti dalla distanza degli avvenimenti, dalla senilità dei protagonisti. Protagonisti che sono per la maggior parte figure dell’Est europeo, quell’Est che si è affacciato per ultimo all’esplorazione e al ricordo, dove tanti si sentono superstiti, sopravvissuti senza più scopo. E allora lo scopo di un tempo, per pessimo che fosse, si spoglia della sua negatività per diventare memoria nostalgica (la spia della Ddr che rimpiange la sua attività attenta e indefessa); addirittura il nemico di un tempo diventa l’unico alleato possibile (l’ex generale ungherese che solo con l’ex generale sovietico che ha schiacciato la rivolta magiara nel 1956 ritrova il piacere dell’esistenza).
In questo mondo e in questo secolo che s’è consumato così in fretta, con tanta spietatezza, «si può avere nostalgia del peggio, eccome - ha ribadito ieri Tabucchi. E per dimostrarlo ulteriormente ha raccontato una storia inedita. Il decimo racconto del suo libro, avrebbe potuto essere, ma invece di scriverlo ce l’ha detto a voce. Riguarda un grande scrittore angolano, Luandino Vieira, «il Gadda della lingua portoghese, un maestro nell’impastare dialetti locali e idioma colto. Luandino, uno pseudonimo adottato in onore della capitale dell’Angola dov’è cresciuto, è figlio di contadini immigrati in Africa dal Portogallo, e ha scritto i suoi romanzi più importanti - in Italia sono usciti La vita vera di Domingo Xavier da Pironti e Luuanda da Feltrinelli - nel lager di Tarrafal, a Capo Verde, dove è stato prigioniero politico per molti anni».
Infame, il campo di concentramento: «I compagni morivano di malaria; nelle baracche di zinco la temperatura era di 40 gradi. Uscito dopo la Rivoluzione dei garofani, onorato con un incarico ufficiale per la sua milizia anticolonialista, quando in Angola prevale la guerra per bande Luandino si esilia in Portogallo e smette di scrivere. «Ma qualche anno fa - racconta Tabucchi - si sparge la notizia che sta per uscire un suo nuovo libro. Un giornalista riesce a intervistarlo. Quando ho letto l’intervista sono rimasto folgorato. Alla domanda del giornalista: “Quali sono stati gli anni migliori della sua vita?”, Vieira ha risposto: “Gli anni del Lager”». Perché il tempo invecchia in fretta, e la nostalgia coglie solo un barlume del passato, la speranza, lo scopo, l’esaltazione. Quello che dava un senso alla tua vita. Anche il Lager." (da Maria Giulia Minetti, Tabucchi racconta
la nostalgia del peggio
, "La Stampa", 13/10/'09)

1 commento:

Odisseo ha detto...

Tabucchi con l'opposizione a Berlusconi vende libri a iosa. Furbone. Quanto i librai non sanno è che i libri lo scrittore perseguitato li copia. Ecco l'ellenco: SU TABUCCHI SCRITTORE è uso a plagiare libri. Ecco alcuni esempi: La tecnica narrativa ( di “sostenere”) in “Sostiene Pereira” viene copiata dal racconto di Thomas Bernhard: “Il Loden”, edizioni Theoria in traduzione italiana. Anche i titoli dei racconti e l’argomento sono plagiati.
In “Donna di Porto Pin”, pag 89, “Una balena vede gli uomini”, COPIATA dalla poesia di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del Mondo, Traduzione Tabucchi, Einaudi: “Un bove vede gli uomini”); Il titolo del racconto in “Piccoli equivoci senza importanza”: Il rancore e le nuvole” dalla poesia, sempre di Drummond de Andrade in “Sentimento del mondo”: “Conclusione”: “(…) se il poeta è un rancoroso, e il resto è nuvole?” pag. 95); In “L’angelo Nero” il racconto: “Notte, mare o distanza” COPIATO dalla poesia di Drummond De Andrade (Sentimento del Mondo, Einaudi, cit., pag. 29).
La GRANDISSIMA plagiatura da altri autori compare negli ultimi libri. In “Si sta facendo sempre più tardi”, 2001, Feltrinelli, la lettera “Mia donna cara”, pag. 207, è la trascrizione in prosa della poesia di Carlos Drummond de Andrade “Lettera” comparsa in “Sentimento del Mondo”, Einaudi 1987, pag. 89, tradotta da Tabucchi. Altri brani per le lettere di “Si sta facendo sempre più tardi” sono presi a destra e a manca. Altre lettere tabucchiane potrebbero esser state copiate dal Drummond non tradotto in italiano. Nel dettaglio: Tabucchi in "Si sta facendo sempre più tardi" ha plagiato Drummond De Andrade (Sentimento del Mondo - Einaudi '87) da lui tradotto. Drummond: pag 89: ""Vorrei scriverla proprio con parole...frementi della passione... E attraversando gli oscuri strati di argilla...si sta facendo il tempo stranamente lungo via via che si accorcia... cavallo dirompente..." – Tabucchi, pag 207: Vorrei proprio scriverti una lettera.... seppure frementi della passione di un tempo. E attraversando gli oscuri strati di argilla...cavallo al galoppo..." Il libro “Autobiografie altrui” sulle poetiche a posteriori utilizza una poesia di Vasco Graça Moura (L’ombra delle figure, Fondazione Piazzolla, 1992) “Le poetiche a posteriori”, pag. 115, a cura della moglie di A.T. Rintracciabile in librerie dell’usato. I lettori del nuovo libro di Tabucchi: “Il tempo invecchia in fretta” devono essere informati su quanto la CRITICA LETTERARIA-CASTA-TACE!. (Odisseo77)
16 novembre, 2009 11:51

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