martedì 28 dicembre 2010

Tre secoli di diari, prima dei blog: Hawthorne, Einstein, Burroughs


"Nathaniel Hawthorne usava il suo diario per celebrare l’amore profondo per la moglie Sophia. Nel suo journal, Tennessee Williams confessava con quotidiano puntiglio la solitudine e l’insicurezza che l’attanagliarono fino alla morte, mentre le annotazioni giornaliere aiutarono John Steinbeck a liberare con catartica onestà il tormento artistico che accompagnò la stesura di Furore, il suo capolavoro. Questi e altri settanta diari, scritti nell’arco di tre secoli, fanno parte di The Diary: Three Centuries of Private Lives. La mostra, allestita alla Morgan Library & Museum di New York dal prossimo 21 gennaio e curata da Christine Nelson, illustra come la diaristica non sia affatto un’invenzione dei blog, di Twitter o dei social network. Da secoli poeti e scrittori utilizzano il diario, la più privata e onesta delle forme letterarie, per documentare le proprie esperienze di viaggio, liberare l’animo da tribolazioni e affanni, attenuare la solitudine o semplicemente tramandare ai posteri l’affresco della propria era. Si tratta, insomma, di uno dei generi di scrittura più eterogenei, che va dai celebri diari osé di Anaïs Nin e quelli castigati della Regina Vittoria — pubblicati e apprezzati da milioni di lettori in tutto il mondo — ai manoscritti privati e inediti di Albert Einstein (che saranno pubblicati nel 2011 dall’Einstein Papers Project), di John Newton, l’autore dell’inno cristiano Amazing Grace, scritto intorno al 1772 e di Baron Larrey, il chirurgo dell’esercito napoleonico. Che cosa ha mosso questi ultimi a tenere segreti i loro scritti? Forse lo stesso pudore che negli anni '30, durante la stesura di Furore, spinse il premio Nobel Steinbeck a confessare, nel suo privatissimo quaderno: «Ho già tentato prima d’ora di scrivere un diario, ma non ci sono riuscito a causa della necessità di essere onesto con me stesso» . Una preoccupazione, questa, estranea al filosofo e scrittore statunitense Henry David Thoreau, al centro della mostra. Tra i suoi 39 diari e dozzine di blocchi per appunti nella collezione permanente della Morgan Library spiccano titoli come «verità» , «alba» e il lirico «i ruscelli immobili sono i più profondi» che il padre dell’ambientalismo moderno decorò con disegni di paesaggi e animali, tra cui il dettaglio di una piuma di falco.
Nel diario di nozze compilato a quattro mani da Nathaniel e Sophia Hawthorne, qualcuno individuerà il primo documento interattivo dell’era moderna, 150 anni prima della nascita di Internet. «Credo profondamente che non vi sia il sole in questo mondo — scriveva Hawthorne nel 1842 — eccetto quello che irradia dagli occhi di mia moglie» . «Mi sento nuova — ribatte lei — come la terra appena rinata». Più tardi i loro tre figli inserirono schizzi e disegni tra le pagine, trasformandole in un vero e proprio quadro di famiglia. La lettera scarlatta, rivela la mostra, ebbe origine proprio da uno di questi diari. «Vorrei scrivere un libro sulla vita di una donna condannata dalla vecchia legge delle colonie a indossare sempre la lettera A trapuntata sul petto, come punizione per aver commesso un adulterio», scrive Hawthorne, dando per la prima volta forma a quello che era destinato a diventare uno dei romanzi più celebrati della letteratura americana.
Lo scrittore della beat generation William Burroughs, un diarista tra i più prolifici, pubblica uno dei suoi «giornali» — The Retreat Diaries — nel 1976: la cronaca dettagliata del suo soggiorno di due settimane in una comunità buddista del Vermont. Vent’anni prima, durante un viaggio a Barcellona, Tennessee Williams aveva immortalato l’incontro con un giovane amante: «Un figlio dell’amore», spiega. «Abbiamo cenato sulla terrazza con le guglie della cattedrale illuminate e il coro della messa che cantava motivi catalani nella piazza sottostante» . All’apice del suo successo letterario, quando La gatta sul tetto che scotta trionfava sulle scene e una nuova produzione di Un tram chiamato desiderio stava per debuttare a Broadway, Williams, sempre più dipendente da droghe e alcool, scrisse freneticamente il suo diario tra New York, Roma, Atene e Istanbul, registrando con maniacale onestà il suo dolore fisico ed emotivo, i suoi frequenti incontri sessuali con uomini e la sua disperazione con frasi quali: «Nulla da dire oggi, tranne che sono ancora vivo». Lo stesso desiderio di sfogo emerge dai diari dell’allora ventenne Charlotte Brontë che nel 1836, ai tempi in cui insegnava alla Roe Head School, scribacchiava annotazioni autobiografiche su sottili fogli di carta per esprimere il suo bisogno di fuga da una quotidianità fatta di solitudine e tristezza. Alcuni anni dopo, quando insegnava a Bruxelles, l’autrice di Jane Eyre utilizzò un testo di geografia per confidare il proprio stato d’animo: «È una vita abominevole, specialmente perché c’è solo una persona in questo luogo che meriti di essere apprezzata». Una delle pagine più struggenti appartiene a John Newton, autore dell’inno cristiano Amazing Grace, consumato dal timore di Dio e dall’ansia di rettitudine morale, che nei suoi scritti non menziona mai il suo passato di ex schiavista, nonostante il tacito senso di colpa che li permea. Nel diario scritto nel 1974 durante la tournée con The Band, Bob Dylan combina immagini e poesia. «Galassie che esplodono nel rosso-bianco-blu pulsante nella notte del grande occhio», annota accanto al disegno della sua stanza d’albergo a Memphis.
Meno ermetico Charles Seliger, il pittore scomparso nel 2009 che ci ha lasciato oltre 150 diari dove ha registrato quotidianamente opinioni, pensieri e attività. Il suo mentore è il leggendario Samuel Pepys, il politico scrittore inglese, autore del diario-bestseller in mostra alla Morgan: un’avvincente commistione di idee personali e testimonianze di grandi avvenimenti londinesi, dalla Grande Peste al tragico incendio del 1666." (da Alessandra Farkas, Tre secoli di diari, prima dei blog. Hawthorne, Einstein, Burroughs: gli sfoghi segreti dei grandi, "Corriere della Sera", 28/12/'10)

1 commento:

Anonimo ha detto...

Conseils tres interessants. A quand la suite?