venerdì 12 settembre 2008

La peur des barbares di Tzvetan Todorov

'Sono uno straniero. Vivo in un paese diverso da quello in cui sono nato e da sempre sono sensibile al problema delle differenze di cultura. La relazione tra unicità e diversità è inerente alla condizione umana, va quindi continuamente ripensata per combattere la paura che trasforma qualsiasi straniero in una fonte di pericolo'

"Con queste premesse Tzvetan Todorov torna ad affrontare uno dei temi che da sempre gli sono più cari, quello delle relazioni tra le culture, a cui in passato ha dedicato libri importantissimi come La conquista dell'America, Noi e gli altri e Le morali della storia (Einaudi). In Italia esce in questi giorni un vecchio saggio, Teorie del simbolo (Garzanti), e in Francia sta per uscire La peur des barbares (Editions Robert Laffont), un denso lavoro in cui lo studioso francese di origine bulgara - oltre a polemizzare con Huntington e i suoi numerosi seguaci, i quali immaginano un Occidente assediato dalla minaccia islamica - analizza e discute la paura della diversità che attanaglia la nostra società. 'Oggi il problema della relazione fra le culture è diventato centrale', spiega Todorov. 'Il dibattito ideologico tra destra e sinistra si è spento, lasciando spazio alla problematica dello scontro tra le culture. La mondializzazione rimette in discussione la tradizionale supremazia dell'Occidente, mentre le popolazioni del pianeta comunicano tra loro molto più facilmente che in passato. La rivoluzione delle comunicazioni e dei trasporti moltiplica i contatti fra le culture. Purtroppo però, più che essere considerati una fonte di arricchimento reciproco, tali contatti vengono vissuti dal mondo occidentale come una minaccia che genera paura. La paura dei barbari'. Chi sarebbero i barbari? 'C'è chi pensa che la barbarie esista solo nello sguardo di chi considera tale l'altro perché non lo capisce. Per il mondo occidentale, i barbari sarebbero gli stranieri, coloro che non conoscono la nostra civiltà e la nostra cultura. Da questo punto di vista, la civiltà coinciderebbe con la nostra tradizione culturale. Sappiamo tutti però che persone che conoscevano benissimo la nostra cultura hanno potuto comportarsi come barbari. Ciò dimostra che barbarie e civiltà non possono essere definite attraverso l'assenza o la presenza di una cultura'. Quindi la barbarie non esiste? 'La barbarie esiste, ma per definirla, al posto di un criterio culturale, è bene utilizzare la nostra relazione con gli altri. E' civilizzato che riconosce la piena umanità degli altri e quindi li tratta nella stessa maniera e con la stessa attenzione che vorrebbe per sé. E' un barbaro invece chiunque rifiuti di riconoscere agli altri la piena appartenenza all'umanità, considerandoli inferiori o infliggendo loro trattamenti disumani. La barbarie trascende le culture, non dipende dall'educazione o dalle conoscenze. Non è una categoria culturale, ma una categoria morale. Le culture, invece, sono categorie descrittive senza alcun valore morale. Il fatto che io parli il bulgaro e lei l'italiano non implica alcun valore particolre né per me né per lei. Non è nella cultura che risiede la civiltà, anche perché nessuna cultura protegge definitivamente dalla barbarie. Così, è barbaro l'islamista che compie un attentato terroristico, ma anche l'esercito americano che uccide i civili o tortura i prigionieri. Purtroppo però larga parte dell'opinione pubblica occidentale continua a considerare barbari coloro che non possiedono la nostra cultura'. [...] Sul piano concreto della relazione tra le diverse comunità, lei ipotizza una soluzione pragmatica, vale a dire che la legge prevalga sempre sui costumi. E' così? 'Difendere il confronto e il dialogo tra le culture non implica avere una visione ingenua della realtà. So benissimo che i problemi esistono. Ma più che occuparsi delle identità, occorre affrontare le situazioni specifiche. [...]" (da Fabio Gambaro, Barbari si diventa. Lo straniero, la cultura, la legge, "La Repubblica", 12/09/'08)

1 commento:

Mariano Buonaiuto ha detto...

Prima di commentare vorrei leggere il libro di Todorov, ma non so nulla sulla sua edizione italiana, quindi se qualcuno dovesse esserne al corrente può gentilmente darmi una conferma mandando una mail (aftermariano@libero.it). per quanto riguarda la barbarie io credo che chiunque abbia una concezione di "cultura" sappia che non ne esiste solo una, anke lo stesso popolo può avere culture, costumi e tradizioni diverse:non per questo chi ha usi diversi dai miei è barbaro. è barbaro chi ignora la possibilità della disuguaglianza (che alla fine è ciò che rende affascinante il mondo).