sabato 15 dicembre 2007

Allegro ma non troppo di Carlo Maria Cipolla: "La vita è una cosa seria, molto spesso tragica, qualche volta comica"

"È mia profonda convinzione quindi che ogniqualvolta si presenti l’occasione di praticare dell’umorismo sia un dovere sociale far sì che tale occasione non vada perduta."

Allegro ma non troppo di Carlo Maria Cipolla (Il Mulino, 2007): "[...] Ed è chiaro che parla di sé, di sé come storico unico nel suo genere, capace in una trentina di pagine appena di raccontarci le trasformazioni dell'Europa nei 'secoli bui' che vanno dalla caduta dell'Impero Romano fino al Rinascimento. E' il saggio Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo. Centrale è la figura di Pietro l'Eremita che 'viveva di solo pesce e vino' e invano pregava la Divina Provvidenza per avere un po' di pepe. Ma poiché il pepe è notoriamente un afrodisiaco il Padre Eterno glielo negava. Così per averlo il sant'uomo inventò la prima crociata. E alla fine si arriva al 1337 quando re Edoardo d'Inghilterra, che non sapeva più come pagare i debiti contratti con i banchieri fiorentini, dichiarò una 'guerra lampo' al re di Francia per portargli via i celebri vigneti. La guerra lampo durò centosedici anni. I fiorentini furono costretti a 'piantare il commercio e la banca e si diedero alla pittura, alla cultura e alla poesia. Iniziò così il Rinascimento mentre sul Medioevo calò la parola FINE'. Storia vera, fantastica e allegrissima. Segue poi il famoso libello Le leggi fondamentali della stupidità umana: ci porterà a scoprire come mai 'in un Paese in declino si nota un'allarmante proliferazione di banditi con un'alta percentuale di stupidità' capaci di 'portare il paese alla rovina'. Poveri noi." (da G. Borgese, Cipolla e Pericoli, ironia di coppia, "Corriere della Sera", 15/12/'07)

"[...] Quel che è difficile da definire e che non a tutti è dato di percepire ed apprezzare è il comico. E l’umorismo che consiste nella capacità di intendere, apprezzare ed esprimere il comico è una dote piuttosto rara tra gli esseri umani. Intendiamoci: l’umorismo grossolano, facilone, volgare, prefabbricato (= barzelletta) è alla portata di molti ma non è vero umorismo. È un travestimento dell’umorismo. Il termine umorismo deriva dal termine 'umore' e si riferisce ad una sottile e felice disposizione mentale solitamente basata su un fondamento di equilibrio psicologico e di benessere fisiologico. Schiere di scrittori, filosofi, epistemologi, linguisti hanno ripetutamente tentato di definire e spiegare l’umorismo. Ma dare una definizione dell’umorismo è cosa difficile per non dire impossibile. Tanto è vero che se una battuta umoristica non è percepita come tale dall’interlocutore è praticamente inutile se non addirittura controproducente cercare di spiegargliela. Chiaramente l’umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà. Ma è anche molto di più. Anzitutto, come scrissero Devoto e Oli, l’umorismo non deve implicare una posizione ostile bensì una profonda e spesso indulgente simpatia umana. Inoltre l’umorismo implica la percezione istintiva del momento e del luogo in cui può essere espresso. [...]" (Carlo M. Cipolla)
Cipolla nel catalogo Il Mulino
Before the Industrial Revolution. European Society and Economy: 1000-1700 (Paperback, 1994)
Clocks and Culture: 1300-1700 (Paperback, 2003)

1 commento:

Miriam ha detto...

People should read this.