venerdì 11 luglio 2008

Proust and the Squid. The Story and Science of the Reading Brain di Maryanne Wolf


"'Non siamo nati per leggere. Gli esseri umani hanno inventato la lettura solo pochi secoli fa. E con questa invenzione abbiamo riorganizzato il nostro cervello, abbiamo espanso il modo in cui siamo capaci di pensare , e ciò ha alterato l'evoluzione intellettuale della nostra specie'. E' l'incipit - con la nostra libera traduzione - di uno dei saggi più importanti e interessanti apparsi negli ultimi anni. Non sappiamo se verrà tradotto da un editore italiano; ma ci permettiamo di consigliarlo vivamente. Stiamo parlando di un libro di Maryanne Wolf, che insegna Psicologia evolutiva all'Università Tufts, negli Stati Uniti. Si intitola Proust e il calamaro (il riferimento è alle riflessioni di Proust sulla lettura giovanile e all'utilizzo scientifico dei calamari nelle ricerche biologiche). Si tratta di un testo scientifico che analizza come la mente umana si è modificata acquisendo la capacità di leggere. Si parla a lungo di particolari disturbi della lettura, come la dislessia, per raccontare come funziona 'la mente che legge'. Leggere non è naturale; è anzi una sorta di miracolo. E dopo secoli di progressivo affinamento della capacità di lettura, il cervello umano comincia a mostrare sempre più fatica a compiere quest'atto. E' un argomento che è stato trattato anche dalla rivista "The Atlantic" da Nicholas Carr (e la rivista "Internazionale", benemerita, lo ha ripreso integralmente dedicandogli la copertina del numero in edicola). Ma la tesi sulla quale si insiste è un po' forzata. 'Google ci rende stupidi?' titola la rivista. Il punto non è se il web ci rende più o meno intelligenti. E' che con le nuove tecnologie ci sono (già) imposti modelli di apprendimento molto diversi da quelli precedenti. E questo ha comportato che una crescente quantità di persone, pur istruite, non riesce più a leggere con profitto un libro, ma nemmeno un lungo articolo: la nostra soglia di attenzione si sta infiacchendo. Attenzione, ammoniscono gli studiosi: a lungo andare, perdendo la capacità di lettura profonda (affrontare e saper indagare un testo lungo come un romanzo o un saggio), si perde anche la capacità di pensiero profondo. Non spetta a noi stabilire chi abbia ragione. Di certo non siamo solo quello che leggiamo, ma anche come lo leggiamo. E di sicuro la tecnologia ha sempre cambiato i comportamenti umani. Dalla tavoletta, al foglio, alla stampa, alla biro, al computer: anche il nostro rapporto con i libri cambierà in futuro. Non bisogna avere paura. Magari la lettura diventerà un privilegio di nicchia. Ma per il futuro della letteratura e della narrazione siamo più ottimisti. L'uomo si racconta storie da millenni, da prima che imparasse a leggere. Siamo fatti della materia dei sogni, diceva qualcuno. Avremo sempre bisogno di chiederci: e poi come va a finire? E di farci raccontare un'altra storia e un'altra storia ancora ..." (da Stefano Salis, In futuro sapremo leggere?, "Il Sole 24 Ore Domenica", 06/07/'08)

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