venerdì 21 novembre 2008

Zygmunt Bauman: un'agenda per il pianeta


"'Lo Stato sociale è finito, è ora di costruire il Pianeta sociale'. Solo così, spiega Zygmunt Bauman, si potrà uscire dalla crisi globale che il mondo contemporaneo sta vivendo. La politica deve avere la forza di reinventarsi su scala planetaria per affrontare l'emergenza ambientale o il divario crescente tra ricchi e poveri. Altrimenti è condannato alla marginalità in una dimensione locale, con strumenti obsoleti adatti a un mondo che non esiste più. L'inventore della 'società liquida' non crede in una capacità di autoriforma della politica, 'meglio costruire un'opinione pubblica globale e affidarsi a organizzazioni cosmopolite, extraterritoriali e non governative'. I nostri politici ce la faranno a cambiare paradigma, passando dal locale al globale? ' Io non conterei molto sui governi - di nessun paese, piccolo o grande che sia - e ancor meno sui loro tentativi di collaborazione, che finiscono regolarmente in una poesia di nobili intenzioni piuttosto che in una prosa di concreta realtà. I poteri che decidono della qualità della vita umana e del futuro del pianeta sono oggi globali e dunque, dal punto di vista dei governi, sono extraterritoriali ed esenti dalla loro sovranità locale. Finché non innalziamo la politica ai livelli ormai raggiunti dal potere, le probabilità di arrestare gli sviluppi catastrofici cui stiamo conducendo la nostra vita sul pianeta sono, quantomeno, scarse'. [...] La globalizzazione cancella anche lo Stato sociale. Professor Bauman, non lascia speranza per un briciolo di giustizia e di eguaglianza nel mondo del XXI secolo? 'Non esiste una maniera adeguata attraverso la quale uno solo o più Stati territoriali insieme possano tirarsi fuori dalla logica di interdipendenza dell'umanità. Lo Stato sociale non costituisce più una valida alternativa: soltanto un 'Pianeta sociale' potrebbe recuperare quelle funzioni che, non molto tempo fa, lo Stato cercava di svolgere, con fortune alterne. Credo che ciò può essere in grado di veicolarci verso questo immaginario 'Pianeta sociale' non siano gli Stati territoriali e sovrani, ma piuttosto le organizzazioni e le associazioni extra-territoriali, cosmopolite e non-governative, tali da raggiungere in maniera diretta chi si trova in una condizione di bisogno, sorvolando le competenze dei governi locali e sovrani e impedendogli di interferire'." (da Alessandro Lanni, Un'agenda per il pianeta, "La Repubblica", 21/11/'08)

1 commento:

barbara ha detto...

Ho appena scoperto questo blog è sono estasiata. Complimenti per il tuo lavoro. Un blog meravigliso!