mercoledì 14 maggio 2008

Durante di Andrea de Carlo


"Per essere bello è bello. Riccioluto pure. E poi la bellezza la insegue da sempre, a modo suo, s'intende: da snob che mette in pratica il bon ton morettiano: 'Mi si nota di più se vengo e mi metto in un angolo oppure se non vengo per niente?'. Lo scrittore Andrea De Carlo, di cui è appena uscita la quindicesima fatica letteraria, Durante (Bompiani), a vernissage e salottiere abbuffate mondane preferisce la minestra d'orzo e il buen retiro in pietra a dieci chilometri da Urbino, in aperta campagna, tra dirupi e colline. Pedigree intellettuale di tutto rispetto - dal padre, il noto architetto Giancarlo, agli amici di famiglia gran letterati, Italo Calvino ed Elio Vittorini -, lo scrittore giramondo sente molto anche l'appeal del viaggio e della trasferta. Sulle orme di Calvino, suo mentore in letteratura all'esordio con Treno di panna, il narratore tra i più seguiti dal gran pubblico da sempre è un viandante très chic, alla ricerca, tra tante Città invisibili, della sua città 'visibile', la più seduttiva e vivibile. Prima di trasferirsi dall'ombra della Madonnina a quella del Palazzo Ducale di Urbino, De Carlo ha inseguito la bellezza di una città come un amore sempre lontano e il suo diario di lettura ne porta la traccia: 'L'incentivo al vagabondaggio nasce dal fatto di essere nato e vissuto a Milano. L'ho detestata. Avevo un appartamento sulla Dàrsena, uno dei pochi angoli caratterizzati da un'identità estetica, ma questo non serviva a liberarmi dalla sensazione di vivere in un luogo brutto, in mezzo a canali di scorrimento del traffico. Ho gettato alle ortiche il provincialismo divorando libri, musica, cinema che mi suggerivano che dovevo andarmene'. Al vertice dellesue passioni? 'Il manifesto della beat generation, On the Road di Jack Kerouac. Seguiva Bob Dylan. Poi il rock con Let's spend the night together dei Rolling Stones, un flash di vita libera e selvaggia, con le favolose grupies al seguito delle band. Nel mix si inseriva America di Franz Kafka che oltreoceano non c'era mai stato ma che ne aveva colto l'essenza. E, poi, a spingermi via dall'Italia, c'era la passione, mai giunta a compimento, tra l'enigmatico Gatsby e l'inavvicinabile Daisy nel romanzo di Francis Scott Fitzgerald ambientato a Long Island. Si aggiungeva Taxi Driver di Martin Scorsese che trionfava al cinema con Robert De Niro nei panni di Travis Bickle, ex marine, alienato, isolato, depresso e sessualmente frustrato, sofferente di insonnia cronica per le vie di New York'. La Grande Mela si è rivelata la città ideale? 'Lavoravo come lavapiatti in un ristorante. La metropoli era dura ma anche vecchia, datata rispetto all'Ovest. Dopo un breve soggiorno a Boston, dove vendo polli surgelati, ottengo un ingaggio da autista. Devo portare una macchina a Los Angeles. Mi attirano i grandi spazi, la sera dormo in motel fatiscenti e leggo le pagine di Vladimir Nabokov dedicate al prof Humbert Humbert in transito nei piccoli hotel d'America con la sua Lolita'. Con Los Angeles - nuova frontiera come va? 'Violenta, inquinata, senza centro, senza periferie ma sconvolgente, rappresenta la novità. Insegno in una scuola di lingue e poi riparto, torno in Europa. Parigi, Londra che guardo con gli occhi di Dickens e di Stevenson, una città che si trasforma continuamente. La mia nuova, vera meta è Sydney'. Cosa la spinge? 'Il desiderio di terre sconfinate, di colori, azzurro, verde intenso, di aria trasparente e di mistero. Me lo aveva ispirato una pellicola, Picnic ad Hanging Rock. Tratta dal romanzo della scrittrice australiana Joan Lindsay, coglie la natura enigmatica del paese degli Aborigeni con il racconto di un gruppo di ragazze dell'aristocratico collegio Appleyard che fanno un picnic ai piedi dell'immenso gruppo roccioso che dà il titolo al film. Quattro di loro si allontanano, spariscono e il giallo rimane irrisolto. E poi mi portava in Australia l'idea dell'amore romantico'. Come mai? 'Niente letteratura, stavolta. A Sydney mi aspettava una ragazza bellissima e destinata a divenire la mia compagna. Ma l'immagine dell'amore era tutta letteraria. Me l’ero costruita attraverso tante pagine giovanili, dal Visconte di Bragelonne di Dumas padre - con il Visconte pazzamente innamorato di Françoise Louise de La Vallière - a Il rosso e il nero di Stendhal'. E come scopre la campagna urbinate? 'Mi ci porta, stranamente, Jane Austen. Qui, nella mia casa battuta dal vento, mi sembra di ritrovare, quando rientro, frammenti della vecchia Inghilterra simili a quelli raffigurati in Ragione e sentimento o in L'abbazia di Northanger. Questo romanzo della Austen è segnato da una sottile vena d'ironia, mai eccessiva ma graffiante in un contesto naturale feroce, sferzante. La bellezza per me è piuttosto nella zuppa dell'orto che nei salotti del Chiantishire'." (da Mirella Serri, E' bello stare nel motel con Lolita, "TuttoLibri", "La Stampa",03/05/'08)

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