venerdì 7 novembre 2008

Consumo dunque sono di Zygmunt Bauman


"Al giorno d'oggi la prassi manageriale di provocare un'atmosfera di urgenza o di presentare come stato di emergenza una situazione probabilmente normale è considerata un metodo molto efficace, spesso il metodo preferito, per persuadere chi viene gestito ad accettare tranquillamente anche cambiamenti drammatici che colpiscano al cuore le sue ambizioni e prospettive o il suo stesso stile di vita. 'Dichiara lo stato di emergenza e continua a comandare', sembra essere la ricetta manageriale sempre più in voga per esercitare un dominio indiscusso e far passare gli attacchi più spiacevoli e devastanti al benessere dei dipendenti, o per liberarsi della forza-lavoro che non si vuol più tenere, lavoratori in esubero a causa delle operazioni di 'razionalizzazione' o scorporo delle attività che si susseguono. Forse nemmeno l'apprendimento e l'oblio sfuggono alle conseguenze della 'tirannia del momento', favorita e istigata dal continuo stato di emergenza, e del tempo perso in una successione di 'nuovi inizi' disparati e apparentemente (ma ingannevolmente) scollegati tra loro. La vita di consumo non può essere altro che una vita di apprendimento rapido, ma ha anche bisogno di essere una vita di oblio altrettanto rapido. [...]" (da Se la vita diventa consumo, anticipazione da Consumo dunque sono di Zygmunt Bauman, "La Repubblica", 07/11/'08)
"Il mondo drogato della vita a credito" (da Repubblica.it)

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