lunedì 22 ottobre 2007

Nico ORENGO: "Fioritura continua / che avvolge / e crea paesaggi, un morbido / abbraccio contro il ghiaccio / che fu"


Scrive Maria Corti nell'introduzione a Cartoline di mare (Einaudi, 1984): "Nico Orengo appartiene a quella famiglia di poeti che vorrebbero incontrare le pietre parlanti, l'araba fenice, l'unicorno, perché sanno che in fondo qualcosa di non molto dissimile e di altrettanto fascinoso c'è nella natura. Bisogna avere l'estro di cercarlo, osservarlo, renderselo familiare; è questa familiarità con le dorine e con l'ofiura che diviene la virtú prima della poesia di Orengo e la trasforma in un mobile mondo in miniatura dal penetrante messaggio lirico."
Hotel Angleterre (Einaudi, 2007) il nuovo libro di Nico Orengo: "Che fine ha fatto la penna donata da Goethe a Pushkin in segno di stima e ammirazione, scomparsa dopo la morte del poeta russo? Parte da qui, da un piccolo indizio favoloso, questo imprevedibile viaggio per parole e immagini dentro il mito della Grande Madre Russia. Quella penna diviene 'il capo di una lenza che a tirarla piano piano' finisce per unire San Pietroburgo e Sanremo, la 'città di luce bianca e di morte' e l'immagine leggendaria dei nobili russi spinti dall'onda della rivoluzione sulle spiagge della riviera ligure. L'amore capriccioso e funesto di Pushkin e Natalja, i balli e i tradimenti, la scena tragica del duello, riemergono dalla memoria di una vita di letture insieme al ricordo di una nonna che, in estati odorose e lontane, raccontava come fossero fiabe le stravaganze della zarina e della sua corte nelle ville sul lungomare."
"In quei fiocchi di neve russa è subito Riviera" (da LaStampa)
I libri di Orengo

L'intagliatore di noccioli di pesca (Einaudi, 2004): "Ma la sua vita scorre sempre inappagata, tra comicità e malinconie, in una splendida Liguria che scompare. Attorno a lui un girotondo di storie pubbliche e private, di letture insoddisfatte, di coppie che si formano e si disfano a catena, nell'illusione di cogliere e trattenere qualcosa di importante."
Di viole e liquirizia (Einaudi, 2005): "In questa storia delicata e struggente, fatta di solitudini che s'incontrano e di sapori che vengono da lontano, la penna lieve e felice di Nico Orengo riesce a raccontare le ferite che la vita incide negli animi e nei luoghi, l'eco del passato che rimbalza su un futuro sconosciuto, la difficile arte di non perdersi mai completamente."

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