sabato 30 ottobre 2010

Under 40


"Under 40 è una fotografia completa e puntuale del panorama della narrativa giovane degli ultimi quarant’anni, da Porci con le ali di Lombardo Radice-Ravera, a Boccalone (1979) di Palandri, a Tre metri sopra il cielo di Moccia.
Ognuno degli autori presi in esame (che poi sono tutti quelli che nel quarantennio hanno beneficiato dell’attenzione delle cronache letterarie oltre che dei lettori) viene considerato non solo per il suo libro di esordio ma anche per gli altri che ne rappresentano lo sviluppo dell’attività. In più, a ulteriore leggibilità della fotografia l’autore ha raggruppato gli scrittori per decenni (degli Anni 70, 80, 90, 2000), sforzandosi di dare a ogni gruppo una identità distinta e separata (e, in fondo, tracciare una linea di evoluzione).
Sono certo che se Carnero rileggesse il suo Under 40 scoprirebbe di avere scritto la stessa pagina per 132 pagine (quante il libro ne contiene).
Voglio dire che di ogni autore considerato (indipendentemente dal decennio di appartenenza) indica (e si intrattiene) su gli stessi tratti (caratteristiche) salienti e cioè: il fatto di essere giovani (diventati una categoria a sé, secondo
l’interpretazione di Spinazzola, con la contestazione sessantottesca); il fatto di caratterizzarsi come ribellione agli adulti in particolare ai genitori e alle regole borghesi; il fatto di disinteressarsi della politica; il fatto di scrivere per riconoscersi come novità sociologica e elaborare la loro diversità; il fatto che adoperavano una lingua sporca che premiava l’oralità mescolando parole alte e basse, termini dialettali e più spesso gergali, infrangendo sintassi e punteggiatura, assumendo tic e modi di dire dalla musica rock, dai fumetti, dalla cartellonistica e ogni altra espressione oppositiva e antitradizionale.
E non è che tutto questo non è più o meno vero ma potendo appartenere a tutti non appartiene a nessuno. Né basta dire, come Carnero fa, che, sì è vero le caratteristiche sono comuni ma abissale è la distanza, in termini di qualità, tra la Ballestra e Melissa P., o tra Pelandri e Moccia. La piccola enciclopedia sugli under 40, quale quella che Carnero ci propone, è una compilazione utile ma non un metodo di lettura e di comprensione.
Io partirei dal Gruppo ‘63, dalla sua fine quando nel ‘69 la contestazione dell’istituto linguistico (in termini marxiani della sovrastruttura) allora solo possibile cedette il posto alla contestazione delle istituzioni politico-sociali (della struttura) investendo e rovesciando scuola, giustizia, rapporti sociali, religione, politica. A questo punto si liberarono una quantità di energie fisiche, emozionali e intellettuali rappresentate dai giovani in rivolta (gli adulti si divertivano a guardare o più spesso a scimmiottare) che invasero disordinatamente e anche efficacemente il campo fungendo da irresistibile concime.
Erano energie libere e vive manon strutturate che, almeno per la narrativa, avevano prodotto esempi e campioni (Porci con le ali e lo stesso Boccalone) di sicura suggestione ma che si presentavano e non erano molto più che documenti certo felici di nuove esigenze espressive.
Finché arrivò Tondelli che dette un senso non effimero a quel flusso di energie riorganizzandole in nuove modalità di pensare e di sentire cioè dando loro finalmente uno stile. Con Tondelli torna il romanzo a trama (cui la neoavanguadia aveva dovuto rinunciare), torna la possibilità di raccontare (di scoprire) il mondo attraverso delle storie, tornano personaggi in cui il tema dell’interiorità riassume il senso di strumento di conoscenza (sottraendolo alla semplice testimonianza privata), torna il linguaggio che unisce all’assoluta spregiudicatezza lessicale e sintattica la capacità di dire quel che dice (riconquista la funzione immediatamente comunicativa).
Tondelli è la chiave di lettura della narrativa italiana degli ultimi due decenni del secolo scorso e di questi primi anni del secolo nostro. Intorno a lui e da lui crebbe una nuova generazione di scrittori da Piersanti, a Brizzi, alla Balestra, a Culicchia, a Romagnoli ecc. fino a Nove, Ammaniti e Scarpa. Invero per Ammaniti, pure lui un devoto tondelliano, io ho azzardato (e spero di continuare a farlo) che rappresentasse (accanto a Tondelli) il secondo picco, la seconda trave (quella più intensamente fiabesca e per così dire classica) a sostegno della giovane narrativa - che tale si deve intendere in quanto puntata a esplorare e alimentarsi della condizione giovanile.
Poi ci sono gli altri: i Busi, i Del Giudice fino alla Parrella, Scurati, Siti o Piperno che, contrariamente a Carnero, collocherei altrove, in quanto autori di romanzi certo scritti da giovani (o una volta giovani) ma con l’occhio verso problematiche e prospettive più generali cui è rivolta l’attenzione anche degli scrittori adulti." (da Angelo Guglielmi, Ma l'essere giovani non fa testo, "TuttoLibri", "La Stampa", 30/10/'10)

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