venerdì 22 ottobre 2010

Atlante della letteratura italiana


"La letteratura italiana non è mai stata raccontata così. È inevitabile pensarlo, mentre si sfoglia il primo volume (ne sono previsti tre) dell'Atlante della letteratura italiana («Dalle origini al Rinascimento», Einaudi). Cosa intendere per così, dove stia cioè la novità, ce lo si può far raccontare dall'Atlante stesso. Apriamolo a pagina 650. Nel 1531, ad Augusta, il tipografo Heinrich Steyner si concesse due azioni assai arbitrarie. Da qualche anno circolavano gli Emblemata, un manoscritto del celebre giurista Andrea Alciato che raccoglieva un centinaio di epigrammi in cui ogni argomento era collegato per analogia a un oggetto concreto (l' armonia politica e il liuto ben accordato, per esempio). Una copia del manoscritto doveva essere finita in qualche modo nelle mani dello svelto Steyner perché costui prese due decisioni, entrambe all'insaputa dell'autore: diede alle stampe gli Emblemata e aggiunse un'illustrazione a ogni epigramma. La novità dell'Atlante non è certo l'aneddoto in sé, che era già molto noto (solo l'anno scorso gli Emblemata hanno avuto un'ottima edizione da Adelphi). Casomai è inusuale, in opere del genere, la propensione aneddotica per cui di regola si espone un caso particolare per arrivare a un tema generale. L'Atlante parla di Alciato, per esempio, in un saggio, breve e appassionante, dedicato da Floriana Calitti alle «stampe di rapina», ovvero alle edizioni pirata di un'epoca in cui il concetto di «edizione» era molto meno assestato che quello di «pirata». Da Jacopo Sannazaro con l'Arcadia a Baldassar Castiglione con il Cortegiano a Torquato Tasso con la Gerusalemme liberata furono molti gli autori a cui l'invenzione e diffusione della stampa (con i suoi ovvi addentellati commerciali) non consentirono più gli indugi, i ripensamenti, le correzioni usuali ai tempi dei manoscritti.
Una prima novità dell'Atlante è quindi quella di raccontare un'intera letteratura organicamente e per frammenti; tutta, e a pezzi. Le due cose possono, infatti, stare assieme e anzi, lo fanno in continuazione. I titolari dell'impresa sono lo storico Sergio Luzzatto e il critico e storico letterario Gabriele Pedullà, a cui si associa un curatore diverso per ognuno dei tre volumi previsti. Il primo volume, curato da Amedeo De Vincentiis, propone più di cento brevi saggi, raggruppati in quattro periodi storici. Per ogni periodo, una capitale culturale: Padova, Avignone, Firenze, Venezia. Si procede per indizi, si coglie il tutto mirando una sua parte: episodi stranoti vengono visti da angolazioni inedite ed episodi anche poco noti prendono una nuova centralità. Non chei capisaldi di ogni programma liceale vengano a meno: ma c'è modo e modo di raccontarli. Vediamo Dante esordire con un sonetto che si offre come materia di tenzone agli altri poeti; vediamo Giovanni Boccaccio andare a Padova per incontrare Francesco Petrarca e inaugurare un rapporto altalenante di magistero e amicizia; quindi entriamo nella biblioteca di Petrarca, di cui ci viene fornito un regesto completo, e illuminante. A un certo punto, è il 28 maggio del 1459, arriviamo a Mantova. Ippolita Sforza, a quattordici anni, sbigottisce Papa Pio II recitando un'orazione da lei stessa composta, in latino: dell'educazione e dei ruoli femminili dell'epoca si parla a partire da qui. Fra l'aneddoto e la generalizzazione astratta si sceglie rigorosamente l'aneddoto, pur di mantenere il discorso su binari ben ancorati al suolo: ma non è poi neppure questa la più importante caratteristica dell'Atlante. Così come lo stampatore Steyner aveva aggiunto le illustrazioni agli epigrammi di Alciato, così i direttori hanno affiancato ai saggi sugli eventi, mappe e reti in funzione di veri e propri «saggi grafici». Si può certo parlare dell'esilio dantesco, con il sale, le altrui scale e via dicendo. L' Atlante lo fa, ma aggiunge la possibilità di ragionare su un diagramma che affianca i periodi di esilio di più di sessanta letterati, nel Due e Trecento; su una mappa di Italia che contiene tutti i luoghi di partenza degli esuli, su un'altra con quelli di arrivo, su un'altra ancora in cui sono segnati tutti gli spostamenti di Dante. Abbiamo mappe delle città principali, che evidenziano i luoghi di produzione e scambio culturale: scuole, biblioteche, palazzi, chiese di Milano, Venezia, Avignone ... Un grafico confronta il funzionamento della corte papale e quella della corte di Urbino, e seguono le piante dei rispettivi palazzi.
Le storie della letteratura parlano dei «poeti laureati»: ma chi erano, quanti, dove? Ecco la mappa delle istituzioni dispensatrici di incoronazioni poetiche sul territorio italiano, il diagramma della loro distribuzione nel tempo, un confronto fra incoronazioni italiane e tedesche tra il 1300 e il 1800. Un tale accumulo di dati, in parte visivi in parte verbali, intende rappresentare innanzitutto le condizioni materiali, l'effettivo andamento, la vita della letteratura: scuole, luoghi di incontro, metodi di raccoltae di distribuzione del sapere, leggi, tabù, usanze, rapporti tra letterati. In questo, l'uso della figura, della mappa, dell'istogramma, di tutte le possibilità date dall'infografica non è esornativo: le immagini non si limitano a illustrare ma costituiscono campo e assieme metodo di ricerca, facendo scaturire argomentazioni, nessi, ragionamenti a cui altrimenti non si potrebbe pensare. Il vero precursore dell'Atlante è stato certamente l'italianista Carlo Dionisotti, che per primo legò gli studi letterari alla geografia; la sua lezione fu applicata, a modo proprio, dall'appartato e sulfureo Giampaolo Dossena, che per primo esplorò con genialità da bricoleur ed erudito furore antiaccademico i Luoghi letterari e approdò a una altrettanto geografica Storia confidenziale della letteratura italiana; in modo in parte diverso, ha lavorato sulle mappe anche Franco Moretti. A intuizioni già formulate, ma non ancora verificate ed esperite in ogni loro conseguenza, l'Atlante fornisce ora lo strumento espositivo e assieme euristico della continua interrelazione di linguaggio verbale e grafico. Dopo le novità, una conferma. Un'opera del genere, con l'impegno di studio e l'investimento di soldi e sapienza editoriale che richiede, esce da Einaudi, editore di cui ormai si usa parlare per motivi più politici che editoriali, come se la sua vocazione esclusiva fosse quella di produrre (o censurare) pamphlet. Domanda. Quale altro editore avrebbe potuto fare l'Atlante? La risposta esatta non è: «nessun altro». Al contrario: il fatto, risaputo ma oggi confermato, è che opere del genere in teoria potrebbe produrle chiunque, eppure, di fatto, le produce solo Einaudi. Qualcosa vorrà pur dire." (da Stefano Bartezzaghi, Scrittori del mio stivale, 21/10/'10)

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