sabato 25 ottobre 2008

I libri che non ho scritto di George Steiner


"'Un libro mai scritto è più di un vuoto ... E' una delle vite che non abbiamo potuto vivere. Uno dei viaggi che non abbiamo intrapreso. E' il libro che avrebbe potuto fare la differenza. Che avrebbe potuto permetterci di fallire meglio. O forse no'. George Steiner incanta il pubblico che ha affollato, ieri sera, i saloni della Triennale di Milano, per ascoltare la presentazione del suo ultimo saggio-confessione, I libri che non ho scritto (Garzanti). E si confronta sul tema con Claudio Magris e Umberto Eco: 'Il libro non scritto accompagna l'opera che si è compiuta come un'ombra fattiva, insieme ironica e dolente. La filosofia insegna che la negazione può essere determinante. E' più del rifiuto di una possibilità. La privazione ha conseguenze che non possiamo prevedere o valutare con precisione ...'. Quali libri non scritti si nascondono dietro a quelli scritti? Claudio Magris arriva a paragonare i libri non scritti alle donne che avremmo voluto, avremmo potuto corteggiare ma che, per una serie di motivi, non siamo stati capaci di raggiungere: 'Non si tratta, naturalmente, di fare l'elenco di tutte le donne che non abbiamo mai corteggiato. Ma di quelle che occupano un posto nella nostra memoria. Con cui ci spiace di non avere osato, perché forse avremmo potuto avere successo'. Dal cuore delle donne l'autore di Danubio spazia nei vasti territori della geografia: 'C'è differenza tra alcune delle cose che non abbiamo fatto e altre che non siamo riusciti a fare. Per esempio io non sono stato né al Polo Sud né al Polo Nord. Ma mentre non ha senso per me pensare che non sono stato al Polo Sud, perché sono migliaia i posti in cui non sono stato, al Polo Nord, invece, avrei dovuto andare, per il "Corriere della sera". Ma poi, per una serie di circostanze, quel viaggio a lungo preparato non ho potuto farlo. E questa esperienza mancata conta nella mia memoria. Come un rimpianto'. Umberto Eco assicura che il libro che lui non ha mai scritto e avrebbe voluto scrivere è proprio quello che ha appena mandato in libreria George Steiner. Poi confessa che a diciott'anni avrebbe voluto scriver eun altro libro: la vita romanzata del filosofo Abelardo. [...] Sono sette invece i libri che George Steiner avrebbe voluto scrivere ma ha finito per non scrivere mai. Li racconta, uno dopo l'altro, nei sette capitoli che compongono il suo volume. Dal rapporto tra l'intellettuale e l'ideologia, attraverso la figura dello storico della scienza cinese, Joseph Needham, al tema dell'invidia che tormenta gli scrittori. Dal piccante e divertente capitolo sull'esperienza del sesso praticato in lingue diverse, al drammatico tema dell'identità ebraica, della follia della Shoah e dei tragici terribili errori commessi dallo Stato di Israele. Dai sistemi educativi scolastici all'amore per gli animali, che talvolta supera quello per gli esseri umani, fino ai temi della fede e dell'esistenza di Dio. [...] Il dibattito alla fine si concentra sul capitolo del libro intitolato Sion, dedicato alla questione ebraica. Quello destinato a sollevare le maggiori polemiche. Per Magris più che il racconto di un saggio non scritto si tratta in realtà di un vero e proprio libro compiuto. Mentre Eco elogia l'incredibile capacità di sintesi di Steiner che in sole 37 pagine, particolarmente dense, riesce a concentrare un pensiero che per altri richiederebbe almeno 500 pagine. Così Steiner coglie l'occasione del dibattito per tornare a denunciare 'lo spettacolo intollerabile e avvilente' di uno Stato come quello di Israele che, dice, umilia e tortura. Convinto però, lui che è un grande appassionato di cultura ebraica, che alla fine 'l'ebraismo sia molto più grande del destino di Israele'. Se i libri scritti da un autore sono la parte emersa del suo iceberg creativo, cosa si nasconde sotto la superficie marina di un intellettuale come George Steiner? Una montagna di idee. [...]" (da Carlo Brambilla, Quei libri mai nati, "La Repubblica", 25/10/'08)

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