lunedì 16 maggio 2011

Lettura: uno spazio protetto, partiamo dalla scuola


"Stefano Salis, sul «Domenicale» della scorsa settimana, chiama a raccolta le buone volontà per salvare i libri e la lettura. Di che cosa dobbiamo preoccuparci, quali sono le priorità? I dati (Istat 2010) mi sembrano eloquenti e più che allarmanti: il fattore che domina di gran lunga tutti gli altri nel determinare quanti libri si leggono in un anno è il provenire da famiglie di lettori. I bambini e ragazzi che leggono libri sono soprattutto quelli che crescono in un ambiente ricco di libri, e i cui genitori (in particolare le madri) leggono.
Bisogna evitare di scoraggiare questi lettori, ma è vitale che se ne incoraggino di nuovi. Non si capisce chi possa farlo se non la scuola (ieri al Salone c'è stata iniziativa di tanti editori per difendere quella pubblica). Al tempo stesso, quando si chiamano in causa famiglia e scuola bisogna evitare la colpevolizzazione del genitore o dell'insegnante. Non bastano gli inviti accorati, o gli slogan anche simpatici («se pensi che la conoscenza sia costosa, puoi sempre provare con l'ignoranza»).
Servono piccoli e grandi incentivi, soluzioni creative. Per esempio: in alcune scuole elementari montessoriane gli scolari possono abbandonare l'attività che stanno compiendo, quale che essa sia, per mettersi a leggere. In Francia nelle scuole pubbliche i bambini possono usare la ricreazione per leggere, se lo vogliono. Come estendere questi percorsi di lettura protetta anche ai genitori?
Servirebbero biblioteche scolastiche ricche e libere, con la possibilità di portare a casa i libri e di tenerli per un certo tempo, in modo da popolare gli scaffali domestici. Aiuterebbe una piccola libreria di cartone regalata a inizio anno agli scolari per creare uno spazio di libri tutto loro a casa. Si potrebbe pensare, sul modello di quanto avviene in certe città, alla biblioteca di scambio (sono state provate anche in Italia): un chiosco per strada o in un centro commerciale dove puoi mettere i libri usati e prendere liberamente quelli che sono stati lasciati da altri lettori.
Ma forse le risposte più inquietanti alle domande di Salis sulla lettura sono nell'articolo che precede il suo di Andrea Bajani, in cui si narra di come un gruppo di giovani per svariati mesi si sia dedicato a distillare una lista di parole chiave per rappresentare l'Italia di oggi. Simpatico progetto, ma attenzione: il modello che si insegue è quello di "parole" che conterrebbero l'essenza del pensiero, della cultura? Una volta almeno c'erano gli slogan, ovvero delle frasi compiute. Sto già paventando l'arrivo di supertwitter, dove invii al massimo una parola alla volta, di otto caratteri al massimo. Funzionerà, temo, benissimo. Se non creiamo spazi protetti per la lettura, accompagnandoli con un certo rispetto per la scrittura, finiamo tutti in tweet." (da Roberto Casati, Uno spazio protetto, partiamo dalla scuola, "Il Sole 24 Ore", 14/05/'11)

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