venerdì 10 settembre 2010

Da Lolita a Sakineh, donne che spaventano Teheran


"Ospite illustre del Festivaletteratura, a Mantova fino al 12 settembre, Azar Nafisi è la più celebre tra gli scrittori iraniani che vivono all'estero. Tredici anni fa ha lasciato l'Iran, dove insegnava letteratura, per trasferirsi a Washington. Dopo Leggere Lolita a Teheran, bestseller da un milione e mezzo di copie, è tornata idealmente in patria anche con il secondo libro, Le cose che non ho detto (Adelphi), sulla sua giovinezza nella capitale persiana. A legare le sue memorie è il filo rosso della forza femminile nella società iraniana. Un tema di cui ci parla con grande emozioni, dopo che, nelle scorse settimane, il mondo si è mobilitato per Sakineh Ashtiani, condannata alla lapidazione per adulterio, e per l'attivista Shiva Nazar Ahari, sotto processo come 'nemica di Dio'. Nafisi ricorda che dall'inizio del XX secolo le iraniane lottano per la libertà e sottolinea come la repressione abbia l'effetto di unirle a prescindere da età e ceto sociale, poiché 'la ribellione quotidiana è un atto di resistenza individuale, prima che politico'.
La scrittrice si sente parte della ribalta simbolica che le donne iraniane hanno sui media internazionali e nota: 'La forza spropositata usata contro di loro mostra che non sono semplici vittime, ma avversari temibili'. Quando le chiediamo a cosa serva tenere viva l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani, non ha dubbi: 'Il Sudafrica dell'Apartheid non sarebbe mai crollato se il mondo si fosse girato dall'altra parte'. Vive negli Usa, ma si sente sempre vicina all'Iran: 'E' come quando si è lontani dai propri figli. Gli si vuole, se possibile, ancora più bene. Io non ho mai pensato così tanto alla mia gente come ora che sono lontana'." (da Lara Crinò, Da Lolita a Sakineh, donne che spaventano Teheran, "Il Venerdì di Repubblica", 10/09/'10)

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