sabato 11 luglio 2009

Bel Ami


"Mi è sempre piaciuto pensare che quella sulla strada di Etretat - a due passi dall'incantevole spiaggia con l'aiguille creuse di Arsenio Lupin e le due falesie d'Amont e d'Aval dirimpettaie - fosse la casa del racconto di Maupassant intitolato Chissà? da cui una sera il narratore, che sta rientrando da uno spettacolo teatrale, vede i mobili uscirsene uno a uno, come animati da una fantasia ebbra.
Dalla strada si vede solo il cancello, sovrastato da due splendidi elefanti turchesi. Anche arrampicandosi, si arriva a malapena a scorgere un vialetto alberato in fondo al quale s'indovina la casa. Niente di più, la vegetazione tenuta alta fa da ostacolo alle voglie dei curiosi. Me ne aveva parlato Bernadette, nata in un paesino limitrofo e che a Etretat vive da sempre, albergatrice appassionata. Mi aveva detto che la casa di Maupassant era in vendita perché la proprietaria, un'anziana signora inglese che vive a Parigi, non poteva più occuparsene. Questo due anni fa, nel luglio del 2007. Nel momento in cui scrivo, luglio 2009, la casa è sempre in vendita, per un milione di euro e poco più. Il comune di Etretat è interessato, ma avrebbe bisogno di un aiuto economico da parte della regione Normandia, che a sua volta è ben disposta, la pratica infatti è stata istituita. Ma l'anziana signora (che mi risulta essere una nota pianista) è ancora proprietaria, e il desiderio degli Amici di Maupassant - che la casa possa diventare un museo visitabile - è a tutt'oggi un'utopia. Per ora, accedere al giardino e alla dimora, se non ci si accontenta di un tour virtuale, richiede costanza e un po' di sfacciataggine. Maupassant avrebbe voluto chiamarla La Maison Tellier, perché per costruirla aveva usato i diritti d'autore di quel libro. Ma i futuri vicini, per pruderie, glielo impedirono. Diventò così La Guillette, da Guy. In effetti, quella era la sua casa, la madre Laure gli aveva regalato il terreno: lei a Etretat possedeva Les Verguies, la tenuta in cui aveva abitato con i figli dopo la separazione dal marito Gustave. Lì a Etretat Maupassant ragazzo, gran nuotatore, aveva salvato Swinburne che incauto rischiava di annegare tra le onde. Era poi stato ringraziato con un invito a pranzo nella villa dove il poeta abitava con l'amico Powell e una scimmia. Era rimasto impressionato dagli arredi macabri. Ne sarebbe nato il racconto sulla mano scorticata, con cui Guy aveva visto Swinburne e l'amico intrattenersi.
Diventato scrittore famoso, era giusto che il figlio avesse una proprietà in prima persona, pensò Laure. Era il 1883, Maupassant aveva 33 anni. Lì, sulla costa normanna, avrebbe passato lunghi periodi alternando feste e lavoro, fino all'89. Alla Guillette avrebbe scritto Bel Ami e in parte Le Horla, finito Pierre e Jean e Forte come la morte. Vi avrebbe conosciuto entusiasmi e angosce, momenti euforici (l'installazione dell'energia elettrica, del campo da tennis e di quello da tiro, delle docce in giardino con un sistema di pompe innovativo, le piante esotiche) e disforici (l'ossessione dei ragni, anticipazione di quella del doppio, l'altro da sé che lo avrebbe portato alla follia, notti insonni a spostare armadi e sollevare tappeti ...). Avrebbe poi dovuto disfarsene, incalzato dalla malattia, rinunciando all'idea che gli sarebbe stata cara di nominare erede François Tassard, il fedele segretario che con lui aveva condiviso alla Guillette sia il divertimento sia il ripiegamento.
Molti anni dopo la morte di Maupassant, Tassard sarebbe tornato alla Guillette. Era il 1921. Stava per subire un'operazione e temeva di non poter più vedere il rêve normanno del suo padrone. Ci arrivò al crepuscolo. L'uscio era chiuso e come il visitatore di oggi, come me quando ho cercato di entrarci senza chiedere, dovette fermarsi fuori, in giardino. Vide alzarsi dai sicomori un alone profumato, rivedette in quell'atmosfera di sogno Maître Guy in sedia a sdraio a leggere. Si strofinò gli occhi, e si mise a ricordare.
Nell'83, quando aveva dovuto farsi aiutare ad allestire la sua villa, Maupassant aveva sistemato François in una caloge, che aveva fatto piazzare nel giardino dove ancora è visibile, sorta di dépendance che chiamò les Deux amis e che serviva anche a lui come spogliatoio. Le caloges sono vecchie barche da pesca che a Etretat, quando vengono tirate in secca definitivamente, sono adibite a magazzino dopo esser state coperte con un tetto caratteristico, sul quale amano fare il nido i gabbiani. Una prima Guillette andò in parte distrutta in un incendio, e Maupassant ne approfittò per realizzare una casa più grande, su due piani, 250 metri quadri circa circondati da mezzo ettaro di terreno: al piano terra lo studio, la cucina, la biblioteca - uno splendido caminetto in ceramica blu di Vallauris, un altro sangue di bue e oro, boiseries alle pareti, un armadio dipinto dal cugino Le Poitevin (corvi minacciosi per un'anta, un fuoco sulla spiaggia per l'altra) con accanto una vetrata di Oudinot che raffigura un tenero girotondo di bimbi, la scrivania sulla quale la gattina Piroli si divertiva a contendere la penna allo scrittore quando lui, nottetempo, lavorava. Al primo piano sei camere da letto, la sua e quelle per gli ospiti: tapisseries orientali, tanti bibelots e statuette.
Le invitate, famose ed eleganti, venivano da Deauville e da Parigi per le feste d'estate. A Ferragosto Maupassant, che li amava molto, faceva sparare nel cielo normanno fuochi d'artificio spettacolari. Una sera, nel 1888, portò tutta la comitiva dei suoi ospiti in spiaggia a slogarsi le caviglie sui galets, perché assistessero alla cremazione di un Pascià. Lo attirava molto l'idea dello spettacolo che ne sarebbe scaturito, e non fu estraneo nelle settimane successive al fenomeno pubblicitario orchestrato intorno al commercio di vasetti di ceneri del defunto.
In Chissà? Maupassant descrive i mobili che scappano misteriosamente: «... la mia poltrona da lettura, le altre del salotto, il canapè basso poi tutte le sedie con balzi da capra e gli sgabelli trottando come conigli ... il mio piano, il mio grande piano a coda, con un galoppo da cavallo imbizzarrito ... e tutti gli oggetti, le spazzole, i cristalli, le coppe ...». Quale spavento li aveva mossi? Alla fine del racconto però, con simmetrico mistero, i mobili tornano. E da allora sono ancora lì." (da Gabriella Bosco, Tra le falesie di Etretat dove nacque Bel Ami, "TuttoLibri", "La Stampa", 11/07/'09)

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