sabato 21 marzo 2009

Skellig di David Almond



Bologna Children's Book Fair

"Skellig è uno dei libri per bambini più belli che siano mai stati scritti. Uno dei migliori esempi di quello che può fare ed essere la letteratura per l'infanzia. Creato da David Almond, autore inglese di rara profondità e delicatezza esce nel 1998 in Gran Bretagna. Approda in Italia poco dopo grazie all'acume e all'attenzione di Francesca Lazzarato, che negli anni in cui fu attiva come editor presso la Mondadori Ragazzi regalò alla casa editrice i migliori titoli del suo catalogo. Un catalogo ora in gran parte smantellato e inviato al macero. Benissimo ha fatto Salani a ripescare dal pozzo in cui tutto sparisce questo titolo che andrebbe collocato nello scaffale dei libri che non tramontano. La storia è narrata con una profondità, una sincerità ed una pietas nei confronti dei propri protagonisti che, dei tanti libri da cui leggo brani ai miei studenti di letteratura per l'infanzia all'università, questo non riesco a prenderlo in mano, perché non posso leggerlo senza che la voce mi si spezzi, inaspettatamente ed in punti in cui non necessariamente qualcosa di eclatante accade. In effetti il romanzo è il contrario di un romanzo d'azione: è fatto tutto di piccolissimi spunti e soprassalti minimi. Ci sono libri che si presentano come così intimi che la loro dimensione ideale è quella della lettura muta e solitaria, libri che a leggerli ad alta voce sembra quasi di profanarli, tanto sono discrete, impalpabili e segrete le cose che vogliono raccontare. Per esempio la storia di un dolore infantile. Michael si sente più solo che mai, nella grande casa in cui si è appena trasferito, una casa estranea e tutta da sistemare, con genitori cari ma assenti perché troppo presi dall'angoscia per quella sorellina appena nata che non sembra poter sopravvivere ad una malformazione al cuore. E in questo stato emotivo di abbandono, paura e afflizione trova nel vecchio e pericolante garage del giardino in cui non dovrebbe entrare una strana creatura che fino alla fine rimarrà un mistero per lui, per la piccola amica che è l'unica persona a vederla oltre a Michael, e per il lettore. Sembra un barbone, scorbutico e malato, che non si riesce ad alzare. Ma ha qualcosa dietro le spalle, sulla schiena, che da sopra il cappotto Michael riesce a sentire. Il bambino è attratto da questo essere e lo vuole smuovere, aiutare, forse salvare. Non potendo agire sugli altri aspetti angosciosi della sua esistenza, trasferisce sullo strano personaggio la propria voglia di contribuire a fare andare le cose bene, e si oppone con ostinazione al suo evidente volersi lasciare andare. Inizierà a portargli cibo ed aspirine, e con Mina, la straordinaria bambina sua nuova vicina che passa il proprio tempo sugli alberi, a metà tra le scimmie e gli uccelli di cui conosce nidi ed abitudini, riusciranno a trascinarlo fino alla soffitta di una casa abbandonata, nella quale nidificano i gufi. Da lì, le vicende della creatura che si rivela effettivamente alata si mescolano con quelle della neonata, forse solo nella mente e nei sogni di Michael, fino alla svolta finale. In maniera estremamente fluida, elegante, sorprendente, la storia si riempie di riferimenti a William Blake e a Charles Darwin, due grandi personalità opposte ma uguali nell'avere sviluppato rispettivamente visioni poetiche e teorie scientifiche sulla solo illusoria fissità della specie umana. Che si è piuttosto trasformata, è stata altro e potrà cambiare, mentre si mescolano nella testa dei bambini nozioni scolastiche, motti familiari e concezioni popolari che vedono per esempio nelle scapole i resti di antiche ali. Per cui si rendono indistinguibili uomini, uccelli e angeli, o meglio uccelli, angeli e bambini, dato che sono soltanto i bambini a poter vedere quello che tra gli adulti solo i più sensibili e i più dotati riusciranno a dimostrare: che siamo parte di un Tutto che non coincide col nostro sapere e con la nostra vita di ogni giorno, ma col quale dobbiamo sintonizzarci per poter dare a questi un senso più profondo. Come tutti i classici, Skellig è un romanzo insieme attuale e fuori dal tempo. Un romanzo in cui non si cerca di ammiccare ai lettori attraverso un'ambientazione, una situazione, un linguaggio che siano lo specchio immediato e perfetto del loro tran tran quotidiano, la riproduzione ostentata della loro vita e dei loro problemi di tutti i giorni, ma che non prova nemmeno a trasportarli in mondi altri e lontani, quali vorrebbero essere tutti gli universi paralleli identici e prevedibili propri di tanto fantasy. Almond ha fatto sua, se mai, la lezione della grande Letteratura Fantastica, quella dei Romantici dell'Ottocento come E.T.A. Hoffmann, che ben sapevano come fosse la nostra stessa realtà, però perturbantemente trasfigurata, lo scenario ideale dell'arte e la dimensione che più nel profondo ci può colpire, stupire, coinvolgere e segnare, aprendoci la mente. Non c'è un Qui in cui tutto si spiega, si riconosce ed è dato, o un Altrove dove tutto è magicamente possibile e strano, ma un mondo, il nostro, di cui fa parte anche quanto ci sfugge, non è «normale» e non si comprende. E questo mondo, che contiene insieme noi e tutto quanto non siamo noi e non ci appartiene, è un mondo meraviglioso proprio perché in esso ogni cosa convive e si intreccia nei più misteriosi modi. Che restano fino in fondo tali: sentiti, intuiti, còlti a qualche livello, ma mai fino in fondo esplicitati, disvelati o spiegati dalla storia che pure continuamente vi allude. Questo aspetto del contatto sempre possibile con qualcosa che va al di là dell'ordinario, della presenza, Qui, di Altro, di un'isola che non c'è, accanto alla nursery dove dormono i bambini, di dimensioni in cui si viene trasportati da governanti molto speciali, al di là della soglia di casa, di una natura che sembra dotata di magia, in giardini segreti che aspettano solo di essere trovati, pervade la miglior letteratura per l'infanzia e tutta l'opera di questo autore. Lo si ritrova, potente, quasi in se stesso protagonista, anche negli altri suoi romanzi, soprattutto ne Il grande gioco (Mondadori, fuori catalogo) e il perfetto dosaggio di dicibile ed indicibile, di espresso e di evocato, di dati di fatto e sogni, emozioni e visioni fa di Skellig il grande libro che tanti, altrove, hanno riconosciuto. Mentre da noi ha rischiato di andare perduto." (da Giorgia Grilli, Con romanzi così i ragazzi volano, "TuttoLibri", "La Stampa", 21/03/'09)

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