venerdì 29 gennaio 2010

La lenta fine di Luciana B. di Guillermo Martinez


"'In un romanzo poliziesco cosa conta di più, in fondo? Non certo i fatti né la sequenza dei cadaveri, ma piuttosto le congetture, le possibili spiegazioni, ciò che va letto tra le righe'. La chiave per decifrare (forse) il nuovo romanzo dell'argentino Guillermo Martinez esce dalla bocca di uno dei suoi protagonisti, l'inquietante Kloster. Non è molto importante quello che si vede, insomma, ma ciò che resta nellì'ombra e che il lettore deve svelare a colpi di immaginazione. Il romanzo si intitola La lenta fine di Luciana B. e, come il precedente successo internazionale La serie di Oxford, in Italia è pubblicato da Mondadori. Il suo autore è un matematico nato nella ventosa e portuale Bahia Blanca, città universitaria del Sud Argentina [...]. Lui Martinez, 47 anni, è uno dei più prolifici e tradotti scrittori argentini, collaboratore del New Yorker, saggista, romanziere. Ha lasciato da poco la carriera universitaria per dedicarsi solo alla scrittura. Nel romanzo, due scrittori, uno famoso la'ltro no, sono coinvolti nellas toria tenebrosa della loro ex dattilografa, la bellissima Luciana B. del titolo. E con lei arrivano una scia di morti apparentemente naturali e un mistero che sfuma i confini fra letteratura e filosofia.
Lei lo ha definito un poliziesco astratto: cosa significa? 'Che non mi interessano i parafernalia del genere: polizia, avvocati, medici legali, ma sono attratto dai crimini e dalle congetture che scatenano, cioè dall'aspetto teorico. Il passato che resiste nel presente, per esempio il rapporto tra la riparazione della giustizia e il dolore della vittima. La giustizia che guarda avanti e la vittima che invece guarda al passato. Una specie di impossibilità tra quello che può fare la società per rpeservarsi e quello che reclamano le vittime'. [...]
Jorge Luis Borges ha ancora un peso rilevante nella cultura argentina? 'Più che letto, Borges è stato un maestro di letture: la sua biblioteca, che è universale, è la biblioteca ideale degli scrittori argentini, che in generale leggono poco i loro conterranei, anzi c'è una certa invidia e competizione. Sono pochi i nostri maestri, Borges è uno di quelli. Ma anche Cortàzar e Roberto Arlt. E tra i miei contemporanei considero eccellenti Pablo de Santis e Ricardo Piglia'. [...]" (da Alberto Riva, I miei noir astratti, nella Baires di Borges, "Il Venerdì di Repubblica", 29/01/'10)

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